Cambiare l’acqua ai fiori, di Valérie Perrin. Recensione

Dalna Gualtieri

In Recensioni Posted

Cambiare l’acqua ai fiori, di Valérie Perrin. Un romanzo dalle sfumature lilla, oserei dire, o rosa, come il colore della copertina che mi ha attratto in libreria, e mi ha – oltre alle innumerevoli recensioni positive – spinto a farmi questo regalo, quasi un mese fa. Ecco la mia recensione.

fiori albero soleCambiare l’acqua ai fiori, di Valérie Perrin è un romanzo delicato, sensibile, sorprendente.

L’autrice permette alla sua maestria narrativa di portarci, come un fiore che sboccia piano, nella storia di Violette.

Come un albero germoglia a poco a poco, crescono lentamente le consapevolezze della protagonista.

Un romanzo esemplare

In uno scorrere di immagini e situazioni apparentemente ordinarie, ma che racchiudono tutta la potenza di un dramma, la vita all’interno del cimitero sembra scorrere tranquilla.

Violette è la guardiana del cimitero di una cittadina della Borgogna. Come in una sceneggiatura che si rispetti – l’autrice è tra l’altro anche sceneggiatrice – si intrecciano le storie, e i dialoghi sembrano far fluire la narrazione in maniera esemplare.

Un turbinio di emozioni nella tranquillità della narrazionefiori rosa

Dal ricordo, alla commozione, alle lacrime, alle risate. Il racconto scorre portandoci nei dettagli, nella lentezza e nella bellezza della coltivazione dell’orticello che Violette cura in modo paziente e amorevole. Violette, alla riscoperta dei piccoli piaceri della vita, scoprirà anche sé stessa e finalmente riuscirà anche ad amare e ad amarsi.

Un racconto su cui soffermarsi nelle tiepide sere autunnali, o negli scorci di Sole primaverili, per riscoprire, insieme alla protagonista, qualcosa di bello che è insito nella natura delle cose.

Gli eventi avversi alla protagonista delineerebbero un quadro decisamente cupo per questo romanzo. Ma che di cupo ha ben poco: nonostante la maggior parte della narrazione si svolga nel cimitero, di cui Violette è la guardiana, nessun segno di umori cupi, tristezza o malinconia ha attraversato la lettura.

Insieme al racconto della vita di Violette emergono a poco a poco particolari che rendono la storia unica, precisa e sicuramente chiudere il libro è anche per me stato come “se avessi perso un amico”, come diceva Paul Sweeney.

“Capisci di aver letto un buon libro quando giri l’ultima pagina e ti senti come se avessi perso un amico”.

Chiuderei chiosando con la citazione del libro che ho amato di più:

“L’edera soffoca gli alberi, Violette, non dimenticare mai di tagliarla, mai. Appena i pensieri ti portano verso le tenebre prendi la cesoia e taglia via la tristezza”.

Se ti va, lascia un commento qui sotto!

0 Commenti

Lascia un Commento